Kirsten Dunst biografia da Venerdì di Repubblica

Kirsten-Dunst-short-biografiaWoody Allen durante le riprese di New York Stories portò un gelato alla figlia adottiva e niente agli altri due bambini con lei sul set, uno dei quali ero io». Che registi e attori facciano attenzione quando lavorano al fianco di piccoli colleghi perché i pargoli dieci anni dopo possono diventare star dalla memoria di ferro e dal ricordo pungente. Kirsten Dunst, ex bimba prodigio, trenta film all’attivo e oggi, a 22 anni, tra le attrici più quotate negli Stati Uniti, ricorda ancora: «Baciare Brad Pitt è stato appena un pochino disgustoso, aveva le labbra secche».

Kirsten ricorda molte cose perché da molto tempo lavora, il primo spot l’ha registrato quando aveva 3 anni, l’attenzione dei critici l’ha ottenuta a 12, interpretando Claudia, la bimba che Tom Cruise trasforma in una creatura delle tenebre nel film Intervista col vampiro. Ma il salto planetario per la ragazza del New Jersey è arrivato con capelli rossi di Mary Jane, adolescente vicina di casa di Peter Parker che, tormentata dai problemi familiari, prova a dimenticare passando da un ragazzo all’altro.

Il bacio che lei e l’uomo ragno a testa in giù si scambiano sotto la pioggia ha molto più merito dei mirabolanti effetti speciali nell’aver portato a 810 milioni di dollari l’incasso. Nelle prima versione di Spider-Man l’attrice è intervenuta nel modellare il suo personaggio: «Non volevo fare quella che urla appesa alla ragnatela mentre lui la salva in stile Io-Uomo-Ragno-tu-Jane».

Il tocco di Kirsten si sente ancor di più in questo sequel da 200 milioni di dollari di costo che in patria ha già fatto registrare incassi stratosferici. Da ieri, è su 700 schermi italiani. I combattimenti sulle cime dei grattacieli con il cattivo dai tentacoli d’acciaio, Doc Ock, e gli inseguimenti in metropolitana fanno da sfondo all’evoluzione del rapporto amoroso tra Peter e Mary Jane: «Lei è più matura, ormai è un’apprezzata attrice di Broadway», dice Kirsten, «vorrebbe un compagno, vorrebbe Peter, ma lui l’ha respinta e lei non capisce perché». Tra le scene più tenere del film c’è quella in cui la ragazza bacia un nuovo fidanzato rovesciandogli la testa, alla ricerca inutile della magia provata.

La malinconia, l’amore, il tormento: il bel viso dai colori nordici di Kirsten sa esprimere con naturalezza toccante gli stati d’animo più segreti. Per questo Sofia Coppola si innamorò di lei e la volle come protagonista de Il giardino delle vergini suicide. La sua interpretazione di ragazza sbandata e tossica nel film Crazy Beautiful era talmente convincente che il produttore continuava a «spiarla» sul set, anche se lei non ha mai fumato neanche una sigaretta in vita sua, La sua intelligenza ha fatto dire al regista Cameron Crowe, che le preferì per Quasi famosi la rivale Kate Hudson, ma che ora l’ha scelta per Elizabethtown: «Quella ragazza possiede Otto livelli di profondità».

Peccato che nella sua vita pubblica Kirsten Dunst riveli solo gli strati più superficiali: interrogata sulle sue speranze, risponde di voler diventare «una donna affascinante, che non guasta». Tra i suoi crucci quello di «non essere abbastanza alta», tra sue le attività preferite lo shopping, tra le sue aspirazioni quella di creare una sua linea di moda sul modello «J. Lo».

Ossessionata dai gossip, Klrsten è rimasta profondamente Influenzata dalla crisi scoppiata tra Jennlfer Lopez e Ben Affleck dopo il disastro del film interpretati insieme. Quando Tobey McGuire, suo ex fidanzato, ha avuto problemi di schiena e si è presentata l’eventualità di sostituirlo in Spider-Man 2 con il suo nuovo amore Jake Gyllenhall, lei si è opposta: «Già leggo i critici: affini nella vita, senza sintonia sullo schermo. Preferisco seguire il consiglio di Jodie Foster e preservare il mio rapporto».

La relazione è finita lo stesso, qualche settimana fa. Per noia: «Lui voleva stare in casa a parlare e io voglio uscire con gli amici a mangiare e a ballare in discoteca perché la vita va vissuta intensamente. Sono troppo giovane per fare sul serio», ammette.

L’unica cosa su cui non scherza, questa ragazza pagata 5 milioni dl dollari a film, è la sua carriera. Lei che sul set fino a poco tempo fa portava la coperta portafortuna e che solo da qualche mese è andata a vivere senza la mamma-manager Inez, ha già aperto una casa di produzione, la Wooden Spoon. Cerca ruoli intensi di giovani donne, meglio se maledette. Si è molto arrabbiata quando Gwyneth Paltrow le ha soffiato quello della poetessa Silvia Plath, criticando poi il film: «L’hanno disegnata come una vittima, lei invece era una donna forte, lei voleva morire». Ora sta lavorando sulla storia di Jean Seberg, attrice protagonista negli anni Sessanta di Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard: «Sono affascinata dalla sua doppia vita, il coinvolgimento con le Pantere nere, i problemi con la Cia, la sua fine misteriosa».

Nella scaletta fitta di impegni di Kirsten Dunst c’è sempre meno posto per Mary Jane. «Vorrei evitare di fare Spider-Man 3, anche se ho firmato per tre film. Certo non sarò nei successivi quattro già annunciati dai produttori». L’uscita di scena potrebbe essere un classico per le fidanzate dei supereroi, la morte. Ma Kirsten ha pensato a un’altra soluzione: a tirare le cuoia dovrebbe essere Peter Parker. «Mary Jane resta incinta, pronta a mettere al mondo il figlio di Spider-Man, ideale per le puntate successive». Insomma, hanno ucciso l’uomo ragno: «Non è una grande idea? Non si è mai visto un supereroe che muore».

Tratto da un articolo di Arianna Finos – Il Venerdì di Repubblica, 10 settembre 2004

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